I dolori di un giovane calciatore…
“Sono le 18 del pomeriggio, fuori ci sono pochi gradi e il sole è già calato da qualche ora. Sto preparando, come ogni martedì da quando ne ho memoria, il borsone per l’allenamento di calcio. Però, da qualche mese, la voglia di preparare questa borsa, indossare la maglia termica, gli scaldamuscoli e gli scarpini è sempre meno.
Ho iniziato a giocare a calcio quando avevo poco più di tre anni, e ora che ne ho 16, la voglia di uscire di casa e andare ad allenarmi non è più la stessa. Mi sento stanco della solita routine che ripeto da tredici anni: allenamento due volte a settimana per un’ora e mezza, più la partita il sabato o la domenica. Ho sempre sognato di giocare in Serie A, ma adesso anche questo sogno lo sento meno mio, meno vivo. Non ne posso più soprattutto di sentire il mister urlarmi sempre le stesse cose. Mi sento stressato da un livello di competizione sempre più alto, anche all’interno della mia squadra. Sì, penso proprio sia stress.
Da almeno due anni poi, continuo a farmi male alla solita “maledetta” caviglia destra. Ormai è diventato un infortunio ricorrente per me, quasi non ci faccio più caso, anche perché è il classico problema del calciatore, no? Basta, ho deciso! Mollo il calcio: meno sport e più serie tv, come fanno miei coetanei. Meno fatica e più riposo, meno impegni e più cazzeggio/relax. Andrò per l’ultima volta al campo sportivo a salutare i miei compagni e riconsegnare questo borsone per chiudere definitivamente questo capitolo della mia vita”.

Specializzazione sportiva in età precoce: cos’è?
L’insoddisfazione di questo giovane calciatore può riguardare molti ragazzi. Il tema centrale da considerare è la specializzazione sportiva in età precoce, cioè quando un bimbo, fin dai primissimi anni della sua vita, inizia a dedicarsi a uno e un solo sport, andando avanti negli anni a praticare solo quello. Il rischio, sempre più frequente, è che arrivi poi un momento in cui il bambino o il ragazzo decide di mollarlo del tutto, quello specifico sport. I motivi? Infortuni, stress o perdita di interesse.
La specializzazione precoce sportiva consiste in allenamenti molto intensi e pone un’enfasi eccessiva sulla vittoria; è un metodo di allenamento che spinge i giovani atleti a focalizzarsi su un solo sport per oltre 8 mesi all’anno, abbandonando le altre discipline.
Specializzarsi per migliorare: è davvero così?
Quello della specializzazione sportiva in età precoce è un fenomeno in crescita, spesso favorito e alimentato dalla pressione di genitori, allenatori, coetanei. Sono in molti a pensare che il modo migliore per formare un atleta professionista sia concentrarsi fin dall’infanzia su un unico sport, praticandolo intensamente tutto l’anno. Questo approccio si basa sulla regola e teoria dei “10 anni/10.000 ore“, che porta a pensare che più ore ci si allena dedicandosi solo ed esclusivamente a quello sport e più probabilità si avranno di raggiungere un alto livello.
Infortuni e stress
Allenamenti molto intensi possono comportare un rischio di infortunio più elevato. L’American Medical Society for Sports Medicine, definisce gli infortuni da sovraccarico come il risultato di un sovraccarico ripetitivo del sistema muscolo-scheletrico, non ancora adeguatamente sviluppato in relazione alla struttura fisica della persona. Gli infortuni possono essere di vario tipo e nel caso specifico dei giovani atleti c’è un rischio maggiore di lesioni da stress.
Il rapporto con allenatori e staff
Infortuni, stress, perdita del piacere e del divertimento non sono comunque gli unici motivi per cui un giovane atleta decide di abbandonare uno sport fino a quel momento praticato in modo esclusivo. Tra i possibili fattori determinanti ci sono anche impegni lavorativi o scolastici e, soprattutto, un cattivo rapporto con allenatori e staff.
Ecco perché Educazione.sport mette al centro della sua attenzione e della sua filosofia educativa il rapporto con i bambini e i ragazzi: ognuno di loro è unico, ha le sue esigenze, il suo carattere, va spronato o coccolato. E in ogni caso un ambiente familiare e giocoso rende le lezioni e le attività sportive un piacere oltre che un modo per rendere e imparare meglio.

L’approccio multisportivo come possibile soluzione
E soprattutto ciò che caratterizza i corsi e i camp estivi di Educazione.sport è l’approccio multisportivo, l’esatto opposto della specializzazione di cui abbiamo parlato nelle righe precedenti. L’approccio multisportivo promuove la pratica di attività fisiche e sportive diverse, può favorire lo sviluppo di abilità motorie di base e strategie tattiche trasferibili da uno sport all’altro. Questo approccio comporta anche una modalità di allenamento incentrate su divertimento e passione e fa leva su una motivazione intrinseca.
I giovani atleti hanno così la possibilità di sperimentare discipline diverse e costruirsi un bagaglio motorio completo. In questo modo la specializzazione sportiva, cioè la scelta dello sport da praticare, può avvenire con maggiore consapevolezza in età adulta. E avere un bagaglio motorio completo aumenta le abilità, le competenze e migliora lo sviluppo complessivo.
Più Sport, più abilità motorie
La specializzazione in un solo sport fin dall’infanzia, infatti, può limitare lo sviluppo globale delle abilità motorie, poiché l’atleta si concentra esclusivamente sul miglioramento delle competenze specifiche del proprio sport, mentre un approccio multisportivo consente di acquisire queste abilità anche in modo indiretto. Un esempio? In un corso multisportivo un bambino può praticare in un solo anno sport differenti (come atletica, rugby e pallavolo, sport all’apparenza molto diversi tra loro). Sarà dunque in grado di iniziare l’anno successivo un corso, ad esempio, di calcio avendo basi sportive generali già molto solide. Come è possibile? Perché attraverso l’atletica avrà imparato la giusta tecnica di corsa; con il rugby avrà appreso come muoversi nello spazio e cercare il varco migliore nella difesa avversaria; e giocando a pallavolo avrà imparato a saltare in terzo tempo per andare più in alto degli avversari.
Scegliere da ragazzi e in autonomia lo sport da praticare
Un approccio multisportivo e la pratica di diversi sport durante l’infanzia, inoltre, consentono al bambino di svilupparsi sportivamente senza fretta, seguendo lo sviluppo fisiologico del proprio corpo ed evitando lo stress legato al raggiungimento dei risultati. E’ quindi consigliabile incoraggiare i bambini a seguire un percorso di multisport, partecipando a una varietà di discipline per sviluppare un ampio bagaglio di abilità motorie e migliorare il potenziale atletico complessivo.
Educazione.Sport è nata proprio con l’intento di organizzare corsi e cre multi-sportivi a Bergamo e Provincia, con l’obiettivo di far scoprire ai bambini il maggior numero possibile di sport, e permettendo loro di scegliere in autonomia e senza pressioni quale praticare quando si diventa grandi.

